Uomini sull’orlo di una crisi di nervi 2 – La visita

Abbiamo assistito al brillantissimo finale del cartellone P.F.R. Per Farvi Ridere con la commedia Uomini sull’orlo di una crisi di nervi 2 – La visita, al Teatro Gioiello. Il testo firmato da Galli & Capone, è proposto nella regia di Marco Simeoli e affidato all’interpretazione di Rosario Galli, Massimiliano Giovanetti, Luigi Russo, Sebastiano Colla e Francesca Ceci. Pino, Ciccio e Nicola, sono tre uomini cacciati da casa e separati dalle rispettive mogli; dei tre solo uno, Ciccio, ha un lavoro fisso, mentre gli altri due, un musicista e un architetto, non se la passano molto bene. Le precarie condizioni economiche quindi costringono i tre a vivere insieme, nella villetta del nonno di Pino, formando una casa-famiglia, di drammatica attualità. Una domenica mattina torna Gianni, il quarto amico fuggito sei mesi prima con una splendida ragazza dopo aver rubato ventimila euro dal posto di lavoro: Gianni si era sposato appena un anno prima ma la sua “eterna” storia d’amore con la ragazza è durata solo sei mesi. E’ disperato, avvilito, senza soldi, ricercato dalla polizia per il furto; non sa dove andare e cosa fare, e spera di trovare sostegno e aiuto nei vecchi amici, i quali sono disperati come e più di lui; insieme formano un quartetto di uomini molto in crisi. Tra stupore e litigi e riconciliazioni e nevrosi i quattro amici si ritrovano in una situazione disperata e Pino ha un attacco di panico violento, sta così male che devono chiamare un dottore. Dopo un poco arriva una splendida ragazza che tutto sembra tranne un dottore, e visita non solo Pino ma anche gli altri tre uomini presenti terrorizzandoli con diagnosi di malattie serie e preoccupanti. Nel finale però la dottoressa rivela la sua vera identità… 

Di seguito, alcuni estratti dalla rassegna stampa:

Si chiamano Pino, Ciccio, Gianni e Nicola. Percorrono un tratturo scosceso dalle innumerevoli strettoie, costringendo lo spettatore a risate convulse che rischiano di farlo cadere giù dal dirupo. È una storia che prende perché somiglia a fatti che accadono realmente tra mariti e mogli separati, storie brutte che diventano “tragedie” perché trattasi di “cronache” scambiate per “storie” da chi le vive. È uno spettacolo dal ritmo incalzante, piacevole, intelligente, esilarante e ben costruito. Gli attori si muovono con naturalezza all’interno di una scenografia che testimonia un passato opulento non rassegnato alla vita grama del presente. Esistenze fragili che non possono più contare su nulla se non sulla solidarietà complice (ed obbligata) di uomini alla deriva, privi di ancoraggio. Bravi tutti i quattro interpreti maschili (ognuno dà il giusto apporto alla pièce) Quotidiano “Avanti!”  (Gianfranco Quadrini)

Nella messa in scena il regista Marco Simeoli ha voluto far emergere i rapporti tra questi personaggi, coglierne le debolezze, sottolinearne le sfumature, esaltarne i difetti e raccontarne la cattiveria, quella goliardica che esiste solo tra amici, specie in situazioni di difficoltà reciproca, lasciando largo spazio ad echi di commedia all’italiana. Questo spettacolo ha tante ragioni di successo: si ride, ci si immedesima, si condivide con gli attori un autentico divertimento. La recitazione forse di tanto in tanto appare un po’ forzata ma, come dice il regista stesso, “ la storia è così vera che potrebbe accadere, o è già accaduta, a ciascuno di noi, anche se molti non lo ammetteranno mai”, e nella vita reale, si sa, gli scatti di nervi sono in agguato per tutti! NOTTI DA LEON  (Giovanna Tridente)

Uomini sull’orlo di una crisi di nervi

Esilarante commedia; un testo che mescola lo spirito della risata liberatoria (ma a tratti amara) a quello della commedia all’italiana, ricca di spunti imprevedibili e quasi assurdi, ma al contrario decisamente aderenti alla realtà (uno dei motivi per i quali probabilmente ha avuto così tanto successo è che ognuno di noi si può rispecchiare almeno in uno dei suoi tratti), peraltro sempre accompagnata da una inevitabile morale e/o rospone duro da mandar giù: in parole povere, un degno seguito di uno spettacolo di tutto rispetto. FUORI LE  MURA  (Myriam Caratù)

La commedia in questione, infatti, non regge certamente sul sentimentalismo o sui buoni propositi ma, anzi, sugli istinti più bassi ma anche buffi che a volte regolano il comportamento umano, specie quello maschile. Uomini dal cuore infranto, dalla battuta pronta, con un lato femminile (che li porta a preoccuparsi della zuppa di pesce anche in situazioni estreme), disillusi, pigri ma anche pieni di malinconia e bisogno di affetto. Critica, quindi, ma anche sensibilizzazione per l’universo maschile che ha tanto bisogno di belle donne e partite a poker quanto di figli e carezze. Una commedia teatrale che è riuscita nell’impresa quasi miracolosa di coniugare i gusti del pubblico con quelli della critica. Teatroteatro.it (Beatrice Moraldi)

Guarda le foto della serata su facebook

 

 

 

 

 

Posted in Interviste, spettacolo, Teatro | Tagged , , | Leave a comment

C’è una certa Annalisa per te

Ennio Coltorti (impegnato anche come regista) e Francesca Draghetti sono i protagonisti del testo brillante C’è una certa Annalisa per te, che abbiamo visto al Teatro Gioiello nell’ambito per il cartellone P.F.R. Per Farvi Ridere.  

Completano il cast Sandra Conti e Simone Crisari. Le scene sono firmate da Vincenzo Ivan Sorbera; i costumi da Rita Forzano; le musiche da Aeneas. E’ una produzione Logos di Roma.

“Amore… siamo in crisi!” Questa la frase-chiave di C’è una certa Annalisa per te, che vede riuniti due atti unici di Sandra Conti vincitori (premio pubblico e critica) della storica rassegna Attori in cerca d’autore. Con la collaborazione drammaturgica dello stesso Coltorti, i due atti unici si sono trasformati in un’esilarante commedia in due tempi dai ritmi frenetici che coinvolge due genitori ex sessantottini e una figlia conformista e intransigente. Battibecchi, incomprensioni, ripicche di una coppia stanca della solita routine domestica, si intrecciano alle paure e all’impaccio della loro figlia Luigia, alle prese con un appuntamento al buio con un possibile fidanzato. Una commedia dissacrante che, divertendo e rilassando, e magari suggerendo riflessioni, punta il dito sui piccoli drammi relazionali dei nostri tempi in una sorta di moderna “Comedie humaine”.

“Che cosa resta a un’anima romantica? Peli superflui e caviglie grosse!”

“Le mie battaglie le ho fatte. Le ho tutte perse, ma le ho fatte”.

Battute fulminanti, ironia e riflessione per una commedia intergenerazionale –impietosa e ottima anche nel ritmo la “fotografia” dinamica delle vicende delle due coppie protagoniste-, da assaporare in ogni passaggio.

Guarda le foto della serata su facebook

Posted in Interviste, spettacolo, Teatro | Tagged , , | Leave a comment

Incontro con Mauro Monni

E’ venuto a trovarci a scuola Mauro Monni, autore e inteprete dello spettacolo “La solitudine del re – I 55 giorni di Aldo Moro nella prigione del popolo ”, che abbiamo visto al suo debutto, nel marzo scorso, presso il Teatro Agnelli di Torino, per la stagione di Assemblea Teatro.
Uno spettacolo che abbiamo apprezzato particolarmente e che è stato riproposto a Cantalupa (Torino), presso il  Teatro Silvia Coassolo, il 5 maggio.

Mauro vive e lavora a Firenze. Figura eclettica, da oltre dieci anni collabora con alcune riviste culturali e ha pubblicato diversi romanzi di narrativa. Nel 1995 ha vinto il secondo premio al Concorso letterario Livio Paoli col romanzo “Se ricominciare è una questione di scelte” ottenendo un rilevante successo di critica. Nel 2005 è uscito il romanzo “Visto da qua (il cielo è ancora più blu)”. Attore ed autore teatrale, da diversi anni lavora nei Match di Improvvisazione Teatrale, di cui è diventato nel 2002 attore ed arbitro professionista. Ha partecipato a molte produzioni sul teatro-racconto interpretando tra gli altri testi di Calvino, Wilder, Pavese, Shakespeare, Wilde, Tolkien ecc. Autore, regista ed attore del monologo “Feltrinelli, una storia contro”, finalista “Oltreparola 2007″, vincitore del secondo premio al concorso “Stella d’Argento 2006″ e finalista al “Festival della Memoria F.lli Cervi 2010″. Ha partecipato a diverse produzioni televisive per Sky , Rai e Mediaset e ad alcune trasmissioni radiofoniche sul mondo del lavoro. Oltre a varie apparizioni in corti cinematografici ha inoltre partecipato ai film “Il piccolo grande senso del dovere” di Daniele Lamuraglia e “Gioco di Ruolo” di Paul Cameron.

Ci ha parlato del caso Moro, ma anche degli anni di piombo e della strategia della tensione. Una chiaccherata intelligente e utile ai nostri maturandi, con un personaggio di straordinaria preparazione e sensibilità…

Guarda le foto dell’incontro su facebook

Posted in conferenza, spettacolo, Teatro | Tagged , , | Leave a comment

Guerra e Pace – Ovvero l’obiezione di coscienza spiegata a mio fratello

Abbiamo visto, all’Auditorium Giovanni Arpino di Collegno (Torino), lo spettacolo di Assemblea Teatro Guerra e Pace – Ovvero l’obiezione di coscienza spiegata a mio fratello. Il testo, di Fabio Arrivas e Renzo Sicco, è interpretato da Angelo Scarafiotti e Andrea Castellini, per la regia di Lino Spadaro.
Lo spettacolo è stato realizzato nell’ambito delle celebrazioni del 150nario dell’Unità d’Italia, in collaborazione con il
Centro Studi Sereno Regis, ricerca, educazione e azione per la pace.
La leva militare e l’obbligo alle armi, l’obiezione e la renitenza, la voglia di pace, le lotte per il diritto a non “fare la guerra”, in Italia come negli USA degli anni del Vietnam. Da qui, da un semplice incontro tra due fratelli, ha inizio un lungo viaggio che vuole parlare di guerra e di pace.
Leva militare come pretesto per raccontare un pezzo di storia, d’Italia e non solo, per affrontare la “guerra” e la “pace” al tempo dei militari “volontari”, del peacekeeping, delle primavere arabe e della “democrazia” esportata. Quest’ultimo decennio ha visto le prime generazioni che non affrontano l’obbligo di leva ma che paradossalmente si trovano a confrontarsi quotidianamente con la morte di soldati italiani, la carriera militare come occasione di lavoro (come scrive Saviano, spesso per i giovani di un sud che lavoro non ha) e le missioni umanitarie che si traducono in guerre sul campo.
Angelo e Andrea sono due fratelli che le vicissitudini della vita portano a dormire nuovamente nella stessa stanza. La “cameretta” dove sono cresciuti insieme.
Angelo, dopo un matrimonio andato in crisi, ritorna infatti temporaneamente nella casa di famiglia. E’ questa l’occasione per incontrare nuovamente il “fratellino” ormai cresciuto e, come tutti gli adolescenti, pieno di interrogativi che nascono dalle inquietudini del presente. Fra questi le guerre vive che ci circondano, cariche di nuova quanto occulta violenza. Un letto a castello che ricorda una branda è il pretesto per addentrarsi in una discussione che porta i due fratelli a parlare di obiezione di coscienza e di renitenza alla leva, parole e concetti lontani e pertanto difficili da capire. Attorno a questi si affastellano altri termini in disuso come disertore, nonnismo, najone… e altri ancora. Attraverso i ricordi di Angelo, il fratello adulto, e il suo sforzo di rendere comprensibile ad Andrea, il fratello giovane, una materia e un mondo così lontano nel tempo, si dipana e sviluppa un significativo tracciato della Storia d’Italia negli ultimi 150 anni, ben legata pur nelle diversità a quella presente.
Guarda le foto della serata su facebook
Posted in spettacolo, Teatro | Tagged , | Leave a comment

Minchia, Signor Tenente

Spazio a un testo contemporaneo di particolare interesse per il cartellone Torino Spettacoli di Grande Prosa: abbiamo visto, al Teatro Erba, lo spettacolo Minchia, Signor Tenente di Antonio Grosso, per la regia di Nicola Pistoia.

E’ una produzione Lux T affidata all’interpretazione di Daniele Antonini, Carolina Fachinetti, Giuseppe Forlì, Antonio Grosso, Francesco Nannarelli, Antonio Pascale, Ariele Vincenti e con Natale Russo.

“Isola isola bella”: lo spettacolo si apre con queste parole a ricordarci che la nostra terra, il luogo in cui la vita a volte incontra la morte è soprattutto un posto bello.

Oggi come oggi vorremmo che i luoghi comuni finissero, scomparissero come la “polvere portata dal vento“. Ma la polvere non scompare, rimane essa, e spesso, anche se invisibile, si deposita su di noi, sulle nostre case, sulla nostra terra e non ce ne accorgiamo, rimaniamo immobili, a fissare luoghi e momenti che per noi restano sacri.

La mafia è questo è polvere, crediamo di spazzarla via, ma ritorna, e si annida di nuovo sulle stesse cose, sugli stessi vicoli e sugli stessi Palazzi.

In una piccola caserma dei carabinieri in un posto “x” della Sicilia, alcuni militari provenienti da varie regioni italiane, vivono in modo tranquillo, sereno e spensierato il loro lavoro, fatto di furti, licenze e rapporti con i vari cittadini del paese. Il tutto viene interrotto dall’arrivo di un tenente, mandato dal comando generale, per operazioni riguardanti un noto mafioso di “cosa nostra”

Cinque carabinieri e un tenente ligio al dovere, questa sembra la classica storia, dei buoni e del cattivo, ma qui non ci sono ne vincenti e ne vincitori qui c’è in gioco la nostra vita, fatta di accadimenti belli e brutti, seriosi e divertenti, di amore e di passioni. Minchia Signor Tenente rappresenta quell’Italia che tante volte ci ha fatto soffrire, tante volte ci ha fatto divertire e tante volte ci ha reso fieri. Il regista, Nicola Pistoia, cerca di rappresentare al massimo il rapporto di quotidianità che accompagna i nostri protagonisti, vittima di quell’Italia dei primi anni novanta, in cui morte e distruzione rappresentavano il nostro paese. Ma i nostri militari sembrano non accorgersi di tutto ciò, arrivano delle notizie fugaci, ma la loro terra sembra uno stato nello stato, in cui tutto ciò non può succedere, in cui tutto ciò è solo fantasia.

La comicità che accompagna lo spettacolo è esilarante, travolgente, originale e tradizionalista. La mafia prima era presente con attentati, bombe e omicidi, oggi, sembra essere sconfitta, invece rimane gloriosa nei vicoli e silente negli edifici. Uno sguardo dettato dalla parola!.

Guarda le foto della serata su facebook

Posted in spettacolo, Teatro | Tagged , | Leave a comment

Saluzzo Arte 2012

Abbiamo partecipato, alle Antiche Scuderie di Saluzzo (CN), all’inaugurazione della 17° Rassegna di Arte Contemporanea Pittura, Scultura, Grafica, Incisione, Fotografia, Design.

In esposizione opere di: Giorgio De Chirico, Graham Sutherland, Roy Lichtenstein, Mario Sironi, Piero Ruggeri, Daniel Spoerri, Francesco Menzio, Jessie Boswell, Piero Gilardi, Aldo Mondino, Felice Carena, Ennio Morlotti, Giorgio Griffa, Eugenio Carmi, Ugo Nespolo, Antonio Bencich, Nicola De Maria, Achille Perilli, Carolrama, Francesco Tabusso e altri…

Un’ampia rassegna che, aldilà della bontà delle scelte effettuate, privilegiando alcuni grandi Maestri della scena internazionale, vede confermata anche la presenza di artisti del Novecento che hanno lasciato un segno nella scena artistica piemontese e torinese in particolare.
Una scelta che sembra confermare una soluzione di continuità nell’ideale itinerario tracciato nell’alveo della panorama culturale regionale, che si esprime attraversando le successive sale che ospitano Alfredo Billetto, Tea Giobbio o l’omaggio a Giulio Da Milano (1895-1990).

Tradizione ed innovazione, che si intrecciano, prendendo forma negli spazi che sono stati riservati a Furio Maestrio all’iniziativa: White Box, dove un interessante gruppo di giovani artisti emergenti, italiani e stranieri, elabora il proprio linguaggio nelle diverse tecniche espressive: Bolaffi, Bonfilio, Cagnotto, Camasso, Conca, Coni, Filomena, Franco, Madia, McDonough, Noal, Oldano, Porzionato, Sakurai e Semeiko.
Un appuntamento che vede confermata la presenza di alcuni fra gli artisti che sono stati selezionati per esporre nel Padiglione Italia, 54° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, nelle sedi distaccate di Torino, Alessandria e a Saluzzo.

Proseguendo nel percorso di mostra, nella Sezione Spazio Aperto, la seconda Sala della Guardia ospita la rassegna: Donne, solo e semplicemente donne…

Proporre uno spazio per una mostra collettiva di artiste (Elisa Anfuso, Roberta Coni, Cristina Iotti, Michela Riba ed Elisabetta Trevisan) che dipingono figure femminili, potrebbe anche sembrare un’idea non particolarmente originale, ma è un’iniziativa che può trovare una sua logica e delle motivazioni profonde. Privilegiare, innanzitutto, l’estro e l’esperienza di artiste che affrontano questa tematica con grande abilità e naturalezza, superando qualsiasi significato che possa rimandare apertamente ad una qualsiasi forma di provocazione sessista o di contrapposizione a qualcuno o qualcosa… Cinque artiste emergenti, che da tempo portano avanti un tema, che pone al centro dell’attenzione, la complessità dell’universo femminile. Donne, innanzitutto, che attraverso il disegno e la pittura, intendono esprimere la loro femminilità, il loro senso di libertà e di legittima appartenenza ad un mondo variegato e complesso, trattando di donne, di condizione femminile, come specchio della quotidianità. Cinque personalità diverse che si raccontano per manifestare le loro riflessioni sull’esistere, e con esse, anche i loro dubbi ed insicurezze, le loro fragilità, ma anche molti sogni, descritti con grande sensibilità.

Il salone tematico ospita il Gruppo Pentameter: Walter Accigliaro, Corrado Ambrogio, Cesare Botto, Mario Mondino e Silvio Rosso con la loro inedita proposta: “… se vedi cadere una stella è perché stai guardando il cielo… ”.

Nell’ambito del percorso espositivo saranno naturalmente allestite le mostre personali dei vincitori della precedente edizione del Premio Olivero: Giulio Camagni ed Ingrid Barth.

Saranno presenti inoltre con una mostra personale: Sergio Aiello, Corrado Ascherz, Raffaella Baroni, Irene Bottero (nostra ex docente di materie letterarie), Carlo Cammarota, Paola Capellino, Salvatore De Donatis, Vincenzo Del Duca, Mirko Ferrero, Giovanni Forniglia, Gianfranco Galizio, Fabrizio Garelli, Oscar Giachino, Riccardo Giraudo, Bruno Giuliano, Pietro Macchiolo, Luca Mondelli, Franco Negro, Matteo Notaro, Cristina Pedratscher, Paola Rattazzi, Caterina Rinaudo, Piero Riva e l’Associazione Art en Ciel di Caraglio. Il percorso si concluderà con l’esposizione delle opere ammesse alla XXXIV Edizione del Premio Matteo Olivero.

Un evento che sarà accompagnato da un prestigioso catalogo di mostra con testi di Giuseppe Biasutti, Massimo Centini, Fatima Melis e Paolo Infossi.

Nei giorni di apertura di Saluzzo Arte, l’appuntamento con l’arte contemporanea, è possibile visitare una mostra collaterale a Saluzzo Arte “fuori sede”: dal 20 aprile al 28 aprile, l’Agriturismo il Morsetto di Verzuolo ospiterà la Mostra personale di Alain Sagault, “QUASI NIENTE, il percorso dell’uomo qualunque”.

Guarda le foto dell’evento sufacebook

 

Posted in inaugurazione, mostre | Tagged , | Leave a comment

Cheek to cheek

Abbiamo riso, al Teatro Gioiello  con un autentico beniamino del cartellone P.F.R. Per Farvi Ridere: Marco Cavallaro, protagonista dello spettacolo Cheek to cheek, proposto da Esagera Produzioni.

Il testo di Marco Cavallaro si avvale della regia di Renato Sannio; le musiche sono di Matteo Musumeci e le scene di Federico Marchese.

Marco Cavallaro presenta così questa sua nuova sfida: “Un regalo, un’emozione, un piacere. Questo spettacolo è un regalo per Torino Spettacoli e per il pubblico di Torino che in questi anni mi ha regalato un amore infinito apprezzando i miei spettacoli, e allora quale migliore modo per ringraziarli se non mettere in scena solo per Torino uno spettacolo che mi sta a cuore e che, spero, regali emozioni e risate a tutti voi”. Mancano ormai pochi minuti: un uomo e una donna s’incontreranno, inizieranno a conoscersi e a trovarsi reciprocamente simpatici, a capirsi, a divertirsi insieme, a sorridere delle mancanze di grazie dell’altro, poi magari a tollerare i difetti altrui, a confidarsi, a dividere uno spazio, a creare qualcosa insieme, a ridere uniti, a piangere ancora più uniti, a soddisfare le proprie voglie nascoste e magari, un giorno, a credere di aver trovato la persona giusta. Oppure tra pochi minuti i due s’incontreranno, inizieranno a conoscere ed a trovarsi reciprocamente simpatici, ma poi forse si renderanno conto che si stanno annoiando, cominceranno a stancarsi, magari a non vedere più nell’altro quella splendida persona di cui l’ombra sfuocata delineava i contorni. L’attesa ci costringe a porci delle domande sugli altri e su noi stessi; ma le risposte tardano ad emergere, ed intanto i minuti passano…”.

Dalle note di regia: “Un uomo… La sua casa…La sua solitudine…I suoi mondi interni…I suoi sogni… Cosa si cela dietro l’attesa di un possibile nuovo amore? Ognuno di noi si rifugia negli angoli più bui della propria mente alla ricerca della frase giusta da dire, dell’atteggiamento più coretto da avere. Siamo animali fragili, quando ci troviamo soli con noi stessi dinnanzi ad uno specchio non possiamo fare altro che vedere la figura di qualcuno perso nei meandri della comunicazione. Non si riesce più a trovare la forza della semplicità per arrivare dritti al cuore di qualcuno. Allora cerchiamo l’emulazione degli altri, di quelli più bravi o famosi di noi, o tentiamo di non fare gli errori del passato, ma dimentichiamo la cosa più importante, noi stessi e il presente. La ricerca di noi stessi e della comunicazione attraverso le parole e le emozioni è il lavoro che ho voluto fare in questo spettacolo. Ritornare ad amarsi come lo si faceva una volta…come lo facevano i nostri nonni…semplicemente”.

Guarda le foto della serata su facebook

 

 

 

Posted in Interviste, spettacolo, Teatro | Tagged , , | Leave a comment

Giulietta e Romeo live 3d

Abbiamo assistito, al Teatro Alfieri, all’innovativo spettacolo Gulietta e Romeo live 3D.

Per la prima volta in Italia il 3D Live approda in teatro e lo fa con il testo classico per eccellenza,  Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Gulietta e Romeo live 3D, per la regia di Claudio Insegno, è infatti il primo musical ad avere delle scenografie proiettate in 3D live HD e personaggi virtuali in Video 3D che si integrano con cantanti e ballerini sul palco. La vicenda, la successione temporale degli avvenimenti e le caratteristiche principali dei personaggi sono quelle del testo shakespeariano. Le uniche concessioni riguardano i costumi di scena e le scenografie: la Verona di Shakespeare rivivrà in un tempo ibrido tra quelo originario e la nostra contemporaneità. Montecchi e Capuleti, seppur vestiti con costumi dal taglio modernissimo, saranno armati di spada o pugnale in ambienti alestiti in modo tale da evocare la costruzione di un ponte ideale tra la collocazione temporale originaria e la nostra modernità.

La tecnologia Live 3D consente di dare maggiore dinamicità alle scenografie, garantendo un risultato straordinario. Grazie agli appositi occhiali polarizzati in 3D, il pubblico può vedere particolari unici, godere di effetti speciali fino ad ora mai utilizzati in campo teatrale: uno spettacolo imperdibile per gli appassionati di musical e non solo.

“Non lo consideriamo un esperimento ma una evoluzione naturale – spiega Edoardo Lombardi, produttore dello spettacolo per Musical Emotion. – La scenografia digitale ci consente di avere particolari assolutamente vivi che prendono forma a fianco dei cantanti, attori e ballerini. La tecnologia 3D è infatti utilizzata per dare maggiore dinamicità alle proiezioni digitali delle scenografie, con un risultato assolutamente unico”.

I primi quattro brani del musical sono disponibili sul sito web ufficiale del musical www.giuliettaeromeolive.it nella sezione media e su tutte le piattaforme digitali. Attraverso il form presente sul sito web è acquistabile l’EP ad edizione limitata il cui ricavato sarà totalmente devoluto all’associazione “Dottor Sorriso Onlus”.

  Di seguito, la scheda tecnica dello spettacolo:

                                                                                                       Musical Emotion

in collaborazione con Teatro Nuovo Ferrara

GIULIETTA E ROMEO LIVE 3D

Liberamente ispirato a Romeo e Giulietta di William Shakespeare

testi e libretto Massimo Smith – musiche Bruno Coli – coreografie Ilir Shaquiri

regia Claudio Insegno

con

Rita Pilato (Giulietta), Giorgio Adamo (Romeo), Samatha Discolpa (Balia), Mariagrazia di Valentno (Destino), Leonardo di Minno (Tebaldo), Filippo Strocchi (Mercuzio), Fabrizio Voghera (Frate Lorenzo),  Domenico Prezioso (Benvolio), Giulio Pangi (Paride), Francesco Marzi (Signor Capuleti), Nadia Natali (Signora Capuleti)

ensamble

Federica Gargano, Anna Lovaglio, Annamaria Russo, Maria Carleo, Teresa Costantini, Barbara Pennavaria, Marta Giuliano, Roberto Frangione, Oltj Shaquiri, Alberto Faraci, Antonio Caggianeli, Fabio Russo, Giuseppe Ranieri, Raffaele D’Anna, Thomas Martino

direzione musicale e orchestrazione Giuseppe di Gioia

scenografie Luigi Ferrigno – Ingegnere delle luci Massimo Tomasino – costumi Graziella Pera

vocal coach Rossana Casale

direttore della Comunicazione Giuliano Iacolare – Marketing Spotzone s.r.l.

 

 

Note di Regia

 

Che meravigliosa occasione!  Far rivivere Giulietta e Romeo!

Allestire ‘Giulietta e Romeo’ in una nuova e musicale versione rende finalmente giustizia al mito planetario dei Capuleti e Montecchi per tante ragioni, a partire dalla constatazione che la musica è il modo più giusto per rappresentare la vita, l’amore e la morte di un amore infinito. E poi ciò che lo rende ancora più unico è il modo in cui viene rappresentato: in 3D! Usare la nuova tecnologia della stereoscopia ci ha dato la possibilità di mettere in scena un’intera città, una comunità spaccata in due dalla guerra civile, un conflitto, un combattimento che ha le sembianze del match sportivo: il 3D farà diventare il palcoscenico uno stadio dove le tifoserie sono composte da bande di giovani, disposte a morire e uccidere in nome dell’appartenenza a un vessillo, a un colore, a una stupida convenzione. Grazie a speciali occhiali il pubblico si troverà immerso nella storia, gli sembrerà di toccare le stelle di quel cielo che è stato testimone della famosa scena del balcone. Avrà modo di entrare in quel tragico terreno di sfida due ragazzi, sentirà vibrare le spade delle due famiglie rivali e vedrà nascere e morire un amore sulle note di nuove e accattivanti melodie. L’aspetto dello spettacolo sarà talmente innovativo che porterà lo spettatore a seguirlo come se non avesse mai conosciuto la storia. Di solito costumi, scenografie, coreografie, concepite nel modo giusto, non sono altro che il solito ingrediente da amalgamare per comporre un buono spettacolo. E in questo allestimento non abbiamo fatto altro che accentuare questi ingredienti esaltando così il sapore antico del testo. Ed è proprio ribadendo l’origine remota di tale opera che se ne sottolinea l’attualità facendo scaturire un prodotto nuovo. 

Lo spettatore uscirà dal teatro con gli occhi pieni di lacrime per un finale drammatico, pieni di gioia per aver scoperto di nuovo che l’amore non muore mai… e con gli occhi coperti dagli occhiali che gli hanno permesso di vedere lo spettacolo in 3D, che gli hanno dato la possibilità di toccare le note e di accarezzare il cuore dei due amanti più famosi di tutti i tempi!

                Claudio Insegno

Guarda le foto dell’evento su facebook

 

 

 

Posted in musical, spettacolo, Teatro | Tagged , , | Leave a comment

Il giorno della civetta

Abbiamo ammirato Sebastiano Somma e Orso Maria Guerrini, al Teatro Erba,  ne Il giorno della civetta, nell’ambito del cartellone Torino Spettacoli di Grande Prosa.

Il testo di Leonardo Sciascia è proposto nell’adattamento di Gaetano Aronica; la regia è firmata da Fabrizio Catalano. E’ una produzione Laros di Gino Caudai.

Riportiamo le  note di regia: Un paese di poche migliaia di abitanti, nell’entroterra siciliano. Un freddo mattino d’inverno. La luce d’un pallido sole riflessa sull’asfalto bagnato. Una piazza. Un autobus –il motore già acceso– che s’appresta a partire. Gli ultimi passeggeri s’affrettano a salire, mentre gli altri aspettano fiduciosi la partenza dell’autobus. Un uomo, vestito di scuro, s’avvicina, di corsa. Posa il piede sinistro sul predellino dell’autobus, sta  per rivolgersi all’autista. All’improvviso, un bagliore, seguito da un rumore sordo: l’uomo rimane quasi sospeso, per qualche istante, prima di afflosciarsi sull’asfalto. Morto. “Il giorno della civetta” racconta la storia dell’inchiesta condotta, a partire da questo omicidio, da un capitano dei carabinieri appena arrivato in Sicilia, dalla lontana Parma, all’inizio degli anni ’60. Il  capitano Bellodi è un uomo onesto ed intelligente, pronto ad affrontare qualunque difficoltà, pur di far bene il proprio dovere. Davanti a lui, c’è adesso un cammino lungo, faticoso, irto di ostacoli. In fondo a questo percorso, c’è la verità; ma la verità, spesso, in Sicilia, ha troppe facce. La Sicilia di questo spettacolo è poco convenzionale. L’azione si svolge principalmente in una piccola caserma dei carabinieri, in una cittadina dell’entroterra. Umido, freddo, freddissimo, durante l’inverno. Negli anni ’60, la sera, le famiglie si riuniscono attorno al braciere, in cerca d’un po’ di calore, prima d’andare a letto, dove, avvolti in lenzuola e coperte bagnaticce, uomini, donne, bambini, si addormenteranno ascoltando l’ululato dei cani randagi, per essere infine svegliati dallo stridio delle ruote d’un carretto. Un’isola silenziosa, dura, che a Bellodi sembra incomprensibile, a tratti ostile. È la Sicilia dei grandi spazi, dove gli uomini e le menti si perdono. Paesaggi immoti, rischiarati da una luce senz’aria, incorniciati dentro una finestra priva d’infissi od un muro scrostato. Atmosfere che fanno della Sicilia un luogo metafisico, un avamposto in cui l’Europa, l’Africa e l’Oriente s’incontrano, ma il cui orizzonte è perennemente vuoto. Nella riduzione teatrale de “Il giorno della civetta” che intendiamo mettere in scena, l’azione si svolge in una Sicilia trasfigurata, territorio dell’anima prima ancora che elemento geografico. “Il più grande peccato della Sicilia è stato ed è sempre quello di non credere nelle idee. Ora, siccome questa sfiducia nelle idee, anzi, questa mancanza di idee, si proietta su tutto il mondo, la Sicilia ne è diventata la metafora”. Ne “Il giorno della civetta”, Salvatore Colasberna, unico impresario onesto della provincia, viene minacciato e infine ucciso, perché non ha voluto piegarsi ai voleri della mafia, perché s’è rifiutato d’uniformarsi ai comportamenti dei suoi rivali, perché costruiva le case con il cemento piuttosto che con sabbia e sterco. Chi comanda non può permettere che non si rispettino le regole, anche se queste nascono dal sopruso e dall’ingiustizia. Oggi, guardandoci intorno, leggendo i giornali, viaggiando, possiamo, in tutta sincerità, dire che soltanto in Sicilia i soprusi e le ingiustizie vengono imposti con la violenza? Ed in Italia, in Europa, nel mondo, non vige forse la legge del più forte? Chi tocca gli interessi dei potenti, che quasi mai coincidono con quelli del comune cittadino, muore. Chi ha il potere, ne abusa. In pochi protestano, in pochi si oppongono. Per queste ragioni, in questo spettacolo, dovremo curarci di rifuggire ogni rassicurante stereotipo: è comodo avere dei cattivi con un accento pronunciato, con la voce roca ed un sigaro cubano tra i denti, ma i mafiosi che ne “Il giorno della civetta” violentano la giustizia non potrebbero essere faccendieri, rappresentanti del clero, industriali, ministri e perfino presidenti dei giorni nostri? Superfluo precisare che Bellodi, alla fine, perderà la sua battaglia. Dopo essere arrivato ad arrestare tutti i veri colpevoli, su, fino al vertice della piramide mafiosa, fino a don Mariano, anello di congiunzione con il principale partito di governo, il capitano sarà premiato con una licenza ed una promozione, e trasferito; e così anche il maresciallo, d’origine siciliana, che lo aveva coraggiosamente seguito nell’inchiesta; mentre i mafiosi verranno scagionati dalla testimonianza di persone insospettabili, mentre la responsabilità morale del delitto cadrà su Rosa, moglie dell’uomo che aveva riconosciuto l’assassino e poi misteriosamente scomparso, colpevole soltanto d’essere bella, ma ingiustamente accusata d’avere una relazione con Colasberna. Anche Rosa andrà via, come Bellodi, come il maresciallo. Chi sta dalla parte della giustizia, deve ritirarsi. Ancora una volta. Ma non sarà sempre così”.

Di seguito, le parole di Gaetano Aronica riguardo al progetto e alla drammaturgia dello spettacolo:

Il progetto di uno spettacolo tratto da “Il giorno della civetta” nasce da un grande amore per l’opera di Leonardo Sciascia, autore tra i più affascinanti e “scomodi” del Novecento. Dico scomodi perché ritengo ci sia una volontà di non voler comprendere, quando non addirittura di rimuovere alcune illuminanti personalità della nostra cultura recente, che con le loro intuizioni, con la carica erosiva delle loro idee, metterebbero in crisi oggi come ieri, più di ieri, meccanismi consolidati, gerarchie intoccabili, privilegi acquisiti e vissuti nella comune coscienza come diritti; insomma quel delicato equilibrio fra i poteri che si preferisce preservare nei recinti di un conformismo rassicurante, anche là dove voci apparentemente difformi servono invece per rafforzarli. Ci sono autori che invece fanno paura: sto pensando a Sciascia e a Pasolini, a quelle voci cioè che non è possibile “usare”, perché nelle loro pagine spesso non prive di ironia, talvolta feroce, emerge un atteggiamento irriverente, un continuo sospetto, a volte, non poche, una lucida, preoccupante veggenza. Perché Sciascia e Pasolini? Due scrittori così diversi, due mondi separati, la Sicilia, “letteraria e civile” di Sciascia, le borgate violente, colorate al “petrolio” di Pasolini. Forse perché due “eretici”, come l’Abate Vella e l’Avvocato Di Blasi, protagonisti d’un altro romanzo di Sciascia, “Il consiglio d’Egitto”, alla fine devono pur incontrarsi; e se si guardano negli occhi, non possono non riconoscersi, non riconoscere l’uno nell’altro, alla base delle loro passioni, delle loro solitudini, una comune diffidenza. In un’intervista pubblicata da Einaudi qualche anno fa, Sciascia stesso dà una risposta tanto esaustiva quanto criptica: “Ero d’accordo con Pasolini… anche quando aveva torto”. Ma torniamo al “Giorno della civetta”, alle pagine che ho letto e riletto per scoprirvi le cose che Leonardo Sciascia scriveva. Ciò che mi colpisce, aldilà della narrazione sempre avvincente, del complesso gioco di rapporti, nel contesto di una Sicilia dove il “non detto” diventa più importante di ciò che si dice, è una grande, superiore, talvolta impenetrabile intelligenza. Ho come l’impressione che Sciascia, attraverso un gusto per la scrittura di voltairiana memoria, si diverta a scoprire e poi nascondere senza essere mai volutamente esplicito, in un gioco di ombre e di luci che sembrano suggerire al lettore uno sforzo di intelligenza, continuamente suscitando dubbi, invitando a scavare nella memoria (passata e futura), collegare, rivedere, inserire in un quadro di rapporti che va al di là della forma e investe cose, persone, fatti, che sembrano scritti “domani”. Per questo ritengo che “Il giorno della civetta” debba essere messo in scena. Credo che ci sia bisogno di parlare di giustizia, ci sia bisogno di un’ostinata ricerca della verità, anche là dove questa verità inevitabilmente sfugge, ci sia bisogno di un capitano Bellodi, del suo volersi “rompere la testa” contro un muro che a quaranta anni di distanza è ancora solido e ben protetto. In una parola, citando il Maestro, ci sia bisogno di “idee”. Del resto, considero “Il giorno della civetta” un romanzo di inquietante attualità. Gli interrogativi che Sciascia poneva nel 1961 rimangono ancora aperti, le zone d’ombra non ancora chiarite. Ci sono, sotto ogni parola, dietro ogni frase, strati e strati che forse, non sempre sono riuscito a capire. “Cose e non parole” diceva Sciascia; ma quali cose, quali parole? Ho dovuto muovermi con cautela. I rapporti fra i personaggi, sotto un’apparente leggerezza, sono intricati e complessi e spesso si ha l’impressione che non si venga a capo di niente. Sciascia stesso negava la possibilità di un “giallo” siciliano. Il “giallo” presuppone che ci sia una verità da scoprire; in Sicilia la verità non esiste o viene sbeffeggiata, quando addirittura non coincide con la pazzia. E siamo a Pirandello, alle tante “verità”, ognuna valida quanto un’altra. Sciascia e Pirandello; il Pirandello riletto da Giovanni Macchia nella “Stanza della tortura”, dove il personaggio entra in scena e si mette volontariamente sotto accusa. Attraverso le parole, che non riesce a trattenere, si nega e si rivela, ora confessando, ora occultando, come se non avesse scelta: la stanza della tortura è l’unico posto dove può vivere. Il capitano e il maresciallo non escono mai dalla “stanza”, anche loro sequestrati. Arrivano gli altri personaggi: da soli, insieme, uno dopo l’altro litigano, si smentiscono, tutti hanno l’urgenza di dire, anche quando non dicono. Come personaggi usciti dal “Così è, se vi pare” di Pirandello, accettano di sottoporsi all’interrogatorio, quando addirittura non lo suscitano. L’ambientazione dovrebbe andare aldilà del realismo. A tratti surreale, brevissimi tratti, soprattutto nella parte superiore della scena, la zona “metafisica”, ma il più delle volte iperrealista, dentro la “stanza della tortura”, con oggetti e colori fuori dal tempo, ma essenziali, simbolici. Per dare quest’impressione, la scena tridimensionale, vera e la recitazione immediata dovrebbero essere inserite in un clima da pietra lavica, scuro, con poche forti macchie di colore. Perché così immagino la Sicilia.

Guarda le foto della serata su facebook

Ascolta l’intervista a Sebastiano Somma su facebook

 

Posted in Interviste, spettacolo, Teatro | Tagged , , | Leave a comment

L’insostenibile leggerezza…

Abbiamo assistito, al Teatro Erba, nell’ambito del cartellone di Grande Prosa, allo spettacolo L’insostenibile leggerezza…, con gli straordinari Mario Zucca e Marina Thovez .

Si tratta del nuovo lavoro di Marina Thovez (curatrice del testo, regista e interprete), liberamente ispirato al romanzo di Milan Kundera L’insostenibile leggerezza dell’essere.

E’ una produzione Ludus in Fabula; le scenografie sono di Nicola Rubertelli.

Dopo l’originale e felice riscrittura della Casina di Plauto, l’autrice propone un altro capolavoro della letteratura, questa volta contemporanea, facendone uno spettacolo liberamente ispirato al romanzo. E’ una novità assoluta, é la prima volta che il famoso romanzo di Kundera viene portato in teatro.

Spiega l’autrice: “Ho studiato la cronaca del tempo, ho fatto ricerche musicali, ho soggiornato a Praga per approfondire la conoscenza del romanzo e per restituire nel breve e immediato linguaggio teatrale una storia che mi ha commosso e che appassionerà le platee come ha appassionato milioni di lettori nel mondo”.

Un medico chirurgo di successo e donnaiolo incontra una cameriera autodidatta con un grande amore per i libri e per il suo Paese:la Boemia. Laragazza gli sconvolgerà la vita. Ma un nemico adombra il loro matrimonio:la Russiache nel ’68 invade Praga con 5.000 carri armati e ne soffoca il sogno libertario. La popolazione ceca è divisa in due: spie e spiati; le intimità violate, le carriere distrutte…

Un professore universitario e una sua allieva portano per mano lo spettatore nelle vicende praghesi, e fanno capire con umorismo l’importanza dell’esercizio del pensiero.

Milan Kundera, perseguitato filosofo praghese, profetizzò così negli anni ‘80: “poiché la nostra vita è unica e irripetibile e non possiamo né confrontarla con le nostre vite passate, né correggerla in quelle future, anche la storia della Cecoslovacchia è stata. Non tornerà più. E non servirà d’esempio a nessuno” .

Riportiamo, di seguito, le note di regia di Marina Thovez:

Ho ambientato la scena in un labirinto. L’appartamento di Tomas, la stessa Praga sono un dedalo da cui non c’è via d’uscita. Tereza e Tomas si muovono nel poderoso allestimento di Nicola Rubertelli come topi in gabbia, spiati e costretti in un percorso obbligato, quello del regime stalinista, che censura ogni movimento. Frontiere sbarrate, mezzi d’informazione che diventano mezzi di disinformazione, scuole chiuse, intellettuali in galera o sottoterra. Questa è la punizione per quella bellissima città che con la sua “Primavera” stava cercando di riportare il socialismo verso gli ideali di democrazia sotto cui era nato.

La scelta delle musiche, da Dvorjac e Janacech ai canti popolari, è una protesta d’identità di una nazione, e oppone alla coercizione russa le tradizioni ceche e i suoi grandi compositori. Così quella libertà di parola negata da una parte riaffiora dall’altra in un quartetto d’archi, in un notturno, in una danza slavonica.

I personaggi del Professore e dell’Allieva non sono presenti nel romanzo di Kundera ma, sotto la forma di un moderno dialogo di Platone, incarnano il suo pensiero filosofico, e danno voce a certi avvenimenti dell’epoca che mi è sembrato importante ricordare.

L’esercizio del pensiero è il più grande strumento di libertà che abbiamo.

Non lasciamo che la dittatura, quella esplicita di un regime militare, o quella subdola di un dolce imbarbarimento progressivo, ci tolga ogni facoltà di pensare.          

Guarda le foto della serata su  facebook 


 

 

Posted in spettacolo, Teatro | Tagged , | Leave a comment